La minoranza del Pd e Rossi. Delizia: Grillo contro i maleducati
9 AGO 20

Al direttore - Certamente il ritorno di Kaczynski è un problema per Varsavia, come si scrive in un editorialino del Foglio del 27 corrente. Ma anche, e non in misura minore, un problema per l’Unione europea, come del resto ha ben visto, nella stessa edizione, anche Crippa. La campana suona pure per l’Europa, che certamente non potrà uniformarsi alle scelte dei polacchi, né capovolgere la propria posizione su migranti e rifugiati benché definita tra tante contraddizioni, ripensamenti, confuse indeterminatezze. Ma nel versante della politica dell’austerità può fare molto, a cominciare dalla revisione di alcune normative che risultano sempre più inaccettabili, anche per il contrasto con i Trattati fondativi. Si tratta, quanto meno, di circoscrivere i danni, andando oltre la flessibilità ottriata. Insomma, l’Unione, anche per altri fenomeni che riguardano diversi paesi, non è affatto nella posizione del terzo al quale la scelta polacca “neque prodest, neque nocet”. Predisporre gli anticorpi è fondamentale.
Angelo De Mattia
Angelo De Mattia
Al direttore - Siccome qualcuno sostiene che lo sport è una metafora della vita, penso che l’assunto si possa declinare anche per la politica. Ciò detto, le sembra solo una mera distrazione il fatto che nessuno della minoranza dem abbia espresso solidarietà a Valentino Rossi?
Valerio Gironi
Valerio Gironi
Al direttore - La Littizzetto se la prende con il M5s (con il solito umorismo di livello bassino…) e la “base” grillina si scatena in un coro di insulti del genere cosiddetto sessista (brutto vizio il loro: ce l’hanno su con la Boschi perché troppo bella e con Lucianina perché troppo brutta, mah). Interviene prontamente il caro leader Grillo: “Basta insulti”. Che è come se Gasparri intimasse a Renzi di non esagerare coi tweet.
Daniele Montani
Daniele Montani
“Basta ragazzi, non fate i maleducati!”, disse ruttando il leader.
Al direttore - Ormai lo scontrino è talmente centrale al dibattito politico italiano che ci siamo dimenticati che da un paio d’anni mancano tre giudici alla Corte costituzionale. Certo cantare “o-nes-tà o-nes-tà” a reti unificate fa sembrare intonati con la vox populi ma, se i giovani virgulti del Movimento 5 stelle, invece di occupare il tetto di Montecitorio o le trasmissioni televisive, s’assumessero la responsabilità di trasformare l’Aula della Camera in seggio permanente, probabilmente le pronunce sulla legge Severino, da loro tanto agognate, avverrebbero ancor più in linea col dettato costituzionale. Certo non si tratta di scie chimiche, chip sottocutanei, né della negazione dell’allunaggio, ma avendo scelto di far politica dovrebbero aver scoperto che lo stato di diritto, e la sua certezza, abbisognano di fatti e non solo di parole. Colgo anche l’occasione per fare i miei migliori auguri all’avvocato Giuseppe Frigo che leggo non star troppo bene.
Marco Perduca
Marco Perduca
Al direttore - Lo scontro giustizia-politica ha ripreso vigore. Davanti al capo dello stato, nel meraviglioso teatro Petruzzelli, il presidente Anm Sabelli ha protestato per la delegittimazione della magistratura che sarebbe attuata anche dal governo Renzi, con una maggioranza di centro-sinistra, e che passa per una rappresentazione delle toghe come di una casta autoreferenziale, tutta protesa alla tutela dei propri privilegi. Le parole di Sabelli derivano da una grande debolezza dell’attuale maggioranza in seno all’associazione magistrati. Le elezioni del comitato direttivo dell’Anm, previste per l’inizio del prossimo anno, si avvicinano. Tuttavia, considerato che di episodi di malagiustizia sono piene zeppe le cronache dei quotidiani, non avrebbe fatto male ascoltare dalla relazione di Sabelli qualche parola di autocritica che, senza scomodare le caste, fa bene a ogni categoria.
Andrea Camaiora
Andrea Camaiora
Il punto è semplice: oggi non esiste un equilibrio tale tra magistratura e politica che possa prevedere un rapporto equilibrato tra politica e magistratura. La magistratura ha un potere assoluto che la politica non ha e la politica che si ribella di fronte a una magistratura che si allarga è una politica che va sostenuta, a prescindere dal suo colore.
Al direttore - Viene da lontano quest’ossessione dell’uguaglianza tout court e che accomuna Bergoglio con Obama. A mio parere inizia con Giovanni XXIII, il Concilio Vaticano II e la dottrina sociale della chiesa. Essere uguali in Cristo è una cosa, essere uguali nel mondo è un’altra. Bergoglio è affine alla teologia della liberazione che ha come mediazione teologica la filosofia marxista. Inevitabile la commistione con tutto ciò che è sinistra. Dall’identità non teologica ma pastorale con l’islam alle teorie economiche di stampo marxista. Altrettanto inevitabile un avvicinamento fra Rousseau e la “segnatura” del peccato originale che forse è ancor più pericolosa dell’uguaglianza nel mondo. Il pensiero che definisce l’uomo buono per natura (perfino Cristo disse che solo il Padre è buono) ha scavato profondamente nel pensiero della chiesa latina nelle sue varie articolazioni senza tuttavia aver vinto le resistenze erroneamente definite tradizionaliste. Personalmente credo poco nella vulgata della chiesa che deve avvicinarsi al mondo (poiché è il contrario che dovrebbe accadere), credo piuttosto in una guerra metafisica nei cieli che si riflette in terra come annunciano le Scritture. Per non apparire millenarista, che non sono, questo conflitto inizia con l’incarnazione. Oggi siamo in una fase di questa guerra, ma non saprei definire quale.
Franco Bolsi
Franco Bolsi